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Vita (breve) e morte del partito degli onesti

Dicevamo, dopo la richiesta di arresto per Cosentino e Papa, è arrivata pure quella per per il deputato del Pdl, Marco Milanese fino a pochi giorni fa consigliere del dicastero dell’Economia. Come se non bastasse, il presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato Carlo Vizzini ha deciso di sospendersi dalla sua carica e dal gruppo del Pdl per difendersi nell’ambito dell’inchiesta su presunte tangenti pagate del tributarista Gianni Lapis con denaro di don Vito Ciancimino. Insomma, potrebbe essere il momento buono per fa decollare quel famoso partito degli onesti che vuole Angelino Alfano. E niente. Al netto delle malversità che avvengono a loro insaputa e dei complotti demoplutogiudaicomassonici, mi sa che se ne riparlerà a babbo morto.

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Bivacco, Italia

Tutto a posto madama la Marchesa. Tremonti non si dimetterà, nessuno chiederà le sue dimissioni, la Lega, abbarbicata alle poltrone romane, figuriamoci se fa saltare il banco, Berlusconi galleggerà fino al 2013. Voi ci vedete una crisi? Al limite in crisi ci va Di Pietro: “”Prima di dire no alla manovra studiamola bene…” Sì, studiatela bene, mi raccomando. Soprattutto quei 20 miliardi a carico dei posteri e le liberalizzazioni. Pare che grazie al governo, le restrizioni in materia di accesso ed esercizio alla professione di netturbino, sono abrogate quattro mesi dopo l’entrata in vigore dal decreto. Auguri.

Il terzo rospo post Pontida

Accantonata la puttanata intercontinentale (cit. Giancarlo Galan) dei ministeri al Nord e sciolte al sole dei trentasette gradi dell’ennesima estate rovente le velleità palafitticole in materia di politica estera sul ritiro dall’impegno Nato in Libia, ai leghisti è rimasta l’ultima grande balla che  ancora una volta, quei poltronari romani di Bossi, Maroni e Calderoli, hanno somministrato a mo’ di viagra, alla loro base che ormai di duro ha veramente solo le corna dei loro elmi esibiti sul pratone verde. La riforma fiscale si farà, e sarà un robusto taglio delle aliquote per i più ricchi: l’aliquota massima scende dal 45% al 40%, mentre le altre saranno del 20% e del 30%. Ad aumentare la tassazione sui meno abbienti ci penserà l’aumento dell1% dell’Iva. Verrà anche abolita l’Irap, che grava sulle imprese. Invece nessuna tutela, secondo questa bozza, per i redditi da lavoro dipendente, che continueranno ad essere tassati come avviene oggi. Contemporaneamente dovremo digerire un taglio della spesa per pensioni, attraverso la modifica dei tempi per andare in pensione (66 anni e 3 mesi di età per le pensioni di vecchiaia e 63 anni e 3 mesi per le pensioni di anzianità); taglio alla sanità, con la chiusura dei piccoli ospedali e dei reparti al di sotto di un certo limite (non ancora definito); taglio ai trasferimenti per i Comuni per almeno 4 miliardi; taglio anche per i Ministeri, per 5 miliardi.

Ecco, se nonostante sia già stato fatto circolare il nome del tappabuchi Bini Smaghi a via XX Settembre (dopo averlo già dato in Banca d’Italia) solo per fare strizza a Tremonti, e nonostante gli scajoliani, gli alemanniani, i liberamentiani minaccino fuoco e fiamme, ecco dicevo, se nonostante tutto gli faranno digerire anche questa manovra, avvisatemi alla prossima scoreggia leghista.

La stronza, la mignotta, il mostro: le quote rosa del governo nell’era Bisignani

“Berlusconi è poco intelligente….Lui dà sempre ragione a Mara….io sono considerata il contorno” . Questa è la Prestigiacomo, abituale frequentatrice dell’ufficio di Bisignani, che parla a nuora perché suocera intenda. Gente che non ha nemmeno le palle per rivolgersi direttamente agli altri, figuriamoci come possa fare il ministro della Repubblica.

“No, è una stronza, brutta, un mostro, mignotta come poche, la più mignotta di tutte”. Questo è Bisignani che parla con suo figlio della Brambilla.

“Una stronza…con lei basta”, sempre Bisignani che parla con Flavio Briatore della sua ex amica Daniela Santanché, tanto sponsorizzata presso il premier per il ruolo di sottosegretario.

Donne senza coraggio, donne che si servono del potere di uomini per riuscire a contare un po’ più dello zero, donne che tramano e spettegolano solo per il proprio orticello di potere. Ma viva le olgettine per tutta la vita, scusate, ché almeno quelle si prostituiscono per fare le veline sotto gli occhi di tutti. E ora, al primo che viene ancora a parlarmi di quote rosa in politica, un dito nell’occhio, gli metto. Ecco.

Il primo rospo post Pontida

Puntuale come un solstizio d’estate, arriva pure il primo rospo che la base leghista sarà costretta ad ingoiare perché da quest’abbraccio mortale col Pdl non possono proprio sganciarsi. Insomma, tutto quel casino sul pratone verde per spostare 4 ufficetti di rappresentanza dove poterci piazzare gli amici degli amici? Ma non l’avevano già detto prima della sceneggiata di Pontida che i Ministeri non si sarebbero mossi dalla capitale?

Quando la Carfagna diceva: “Cosentino si deve dimettere”

“Avrei potuto vincere in Campania con Mara Carfagna, ma l’avremmo consegnata alla Camorra”, ha detto Silvio conversando con i giornalisti ai Giardini del Quirinale in occasione della festa della Repubblica. Noi che abbiamo la memoria lunga, però, ci ricordiamo che a metà marzo, 23 esponenti istituzionali, tra i quali due consiglieri comunali del Pdl, si autosospesero dal partito e scrissero a Silvio Berlusconi per illustrare i motivi della loro decisione. Lamentavano mancanza di democrazia interna, ma l’obiettivo era soprattutto uno: non digerivano la candidatura di Gianni Lettieri a sindaco di Napoli per il centrodestra.”Per risolvere i problemi di Napoli – spiegava il capogruppo del Pdl Carlo Lamura, serve un candidato politico, che sia Martusciello, Calabrò o la Carfagna. Nulla contro Lettieri, ma un uomo della società civile non può risolvere i problemi. L’iniziativa dei miei colleghi è giusta, rappresentano un disagio che è di tutti. Già in passato ho scritto una lettera aperta al premier Berlusconi per invitarlo a occuparsi del Pdl napoletano, ma quando è venuto a Napoli ha parlato con il Cardinale Sepe, con il prefetto ma non con i consiglieri comunali”. Che era poi la stessa dura presa di posizione della Carfagna contro lo strapotere del coordinatore regionale Nicola Cosentino, primo sponsor e suggeritore del candidato sindaco Gianni Lettieri. E quindi? E quindi niente. Silvio ha abbracciato la linea Cosentino, tutti sono tornati nei ranghi, fine dei cinque minuti di democrazia interna. E ora ditemi, al di là di tutti gli altri demeriti che hanno, e senza pronunciarsi sulla camorra perché c’è un processo in atto, voi non li avreste trombati degli incapaci così?

La mozione Rinaldo Veri

Qualcuno di voi sa quanto durerà la guerra in Libia? Ve lo dico io, no. Non lo sapete e non lo sa nemmeno la Nato. “Durerà fino a quando le forze di Gheddafi non smetteranno di attaccare la popolazione civile libica”, ha tagliato corto l’ammiraglio Rinaldo Veri, responsabile delle attività navali di ‘Unified protector’. Questo per rispondere che con la postilla che Umberto Bossi ha aggiunto alla mozione della Lega per farla votare dal Pdl, loro ci si puliscono il sedere.