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Archivio per Esteri

It is a mess (cit.)

E’ un casino, lo dicono chiaramente gli investigatori americani, parlando dell’indagine che ha portato all’arresto di Dominique Strauss-Kahn con l’accusa di aver stuprato una cameriera nell’hotel dove alloggiava a Manhattan. La donna avrebbe mentito ripetutamente, nel frattempo, le foto di DSK ammanettato facevano il giro del mondo, Sarkozy si precipitava a sostituirlo alla guida dell’Fmi tirando fuori dal frigo Christine Lagarde (un’elezione facilitata dall’appoggio degli Stati Uniti che da soli hanno il 17% dei voti), cosa che gli ha permesso un rimpastino nel governo in preparazione del banchetto 2012, e metteva pure la pietra tombale su uno dei suoi più accreditati competitors alle prossime presidenziali. Se a pensar male si fa peccato, ora a quel giudice di NY, più che mandarlo a dirigere il traffico di Manhattan, un monumento dovrebbero fargli.

E ora la Cia mette zizzania in Al Qaeda

Non bastassero le foto negate della cattura e dell’uccisione di Osama bin Laden che stanno facendo impazzire il mondo, ora la leggenda si amplia e coinvolge pure il ragionier Al Zawahiri. Il numero due di Al Qaeda e probabile successore dello sceicco arabo, lo avrebbe tradito, permettendo il blitz degli americani. In realtà le cose sono andate in maniera diversa. Osama bin Laden stanco della vita di merda che conduceva da anni in quel compound pakistano, in mezzo a una marea di mogli e parenti e senza poter mettere il naso fuori nemmeno per andare a comprare le sigarette, peggio di uno Zagaria qualsiasi, si è messo d’accordo con il suo vice. Agli americani hanno fatto uccidere un sosia, la storia del Dna è una balla inventata da Obama per non perderci la faccia e le elezioni e ora lo sceicco se ne starà a prendere il sole con qualche bella femmina in un’isola tropicale. E voi complottisti di tutto il mondo, non potete nemmeno provarlo andando a caccia della scatola nera che sarà ormai nel ventre di qualche pescecane che bazzicava da quelle parti. Tié.

Ma quale buon vicinato?

Cominciamo a dire che l’art. 4 del trattato Italia-Libia riporta: “Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito di buon vicinato“. E quindi alle scoregge telefoniche del nostro premier, Gheddafi potrebbe rispondere con una risata. Senza parlare del fatto che se dovessero partire eventuali sanzioni da parte dell’Ue, questo accordo diventerebbe assolutamente ancora più imbarazzante di quanto non fosse già per quei centri di detenzione dove vengono torturati e uccisi gli immigrati che la civilissima Italia respinge nel Mediterraneo. Se fossimo dei vicini con le palle, a 10.000 morti, dovremmo già considerare stò trattato carta straccia.

Marilyn Monroe, il cadavere eccellente

Ieri mi è capitato di imbattermi in un articolo tratto dal libro del coroner Thomas T. Noguchi, “Cadáveres exquisitos”, quello per intenderci che ha effettuato autopsie eccellenti: da Robert Kennedy a Sharon Tate, quella di William Holden, Natalie Wood e pure quella alla bionda immortale. Sono passati 49 anni e sembra ieri, ma quello che è certo, è che Noguchi ed io mica ci crediamo che Norma Jean si sia tolta la vita.

Credits: fotografia inedita del cadavere di Marilyn Monroe nella camera da letto della sua casa. LOS ANGELES PUBLIC LIBRARY, NICK BOUGAS, JAMES MASON. Per gentile concessione della casa editrice GLOBAL RHYTHM PRESS.

Vaticalia

Il corrispondente di El Pais a Roma, Miguel Mora, ha un blog molto simpatico che si chiama Vaticalia. nell’ultimo post scrive più o meno così: dopo dieci anni di fruttuoso progetto culturale, business con la Protezione civile, leggi contro la fecondazione assistita, movimenti contro il biotestamento, decreti legge affinché Eluana Englaro non morisse di fame e di sete e generosi contributi alle scuole cattoliche mentre, la scuola pubblica come in Spagna, agonizza senza dignità, molti a Vaticalia si chiedono se la Chiesa e il Vaticano hanno finalmente deciso di sbarazzarsi della loro alleanza di ferro con il sultano pagano di Arcore.

Il nuovo potere tunisino e l’incognita islamica

In esilio dal 1989, il leader storico del partito islamico Ennahda ha annunciato il suo ritorno pronto a “lavorare per costruire uno stato di diritto”.

 Chi trarrà beneficio dal vuoto lasciato da Zine el-Abidine Ben Ali? Civili, militari o islamisti? Dopo 23 anni di potere assoluto, scrive Le Figaro, il deposto presidente lascia dietro di sé un campo di rovine politiche e la debolezza dell’opposizione laica rende aleatoria il successo di una transizione democratica. Infatti, mentre il Primo Ministro Mohammed Ghannouchi, tenta di formare un governo di unità nazionale, un altro Ghannouchi, di nome Rashid, senza nessuna parentela col primo ministro, ha annunciato il suo imminente ritorno da Londra a Tunisi. In esilio dal 1989, il leader storico del partito islamista Nahda (Rinascimento), Rached Ghannouchi si è detto pronto a “lavorare per costruire uno Stato di diritto”. La sua audience si è sensibilmente ridotta, anche all’interno del suo movimento, ma le sue ambiguità potrebbero tentare i “falchi” del vecchio regime a mescolare ancora una volta lo spauracchio islamico per mantenersi al potere.

E’ una vecchia abitudine. Sulla scia delle legislative di aprile 1989, dopo che gli islamisti avevano ufficialmente ottenuto il 14% dei voti, il Presidente Ben Ali aveva deciso di escludere il partito politico Ennahda. La vittoria elettorale del Front islamique du salut (FIS)in Algeria durante le elezioni del giugno 1990 gli aveva quindi offerto l’opportunità di utilizzare la minaccia di un “effetto domino”. Presentato come un pericolo per la stabilità del paese, Ennahda era stato bandito e i suoi funzionari torturati e imprigionati. La leggenda di Ben Ali “baluardo contro il fondamentalismo” era nata. Il fatto è, però, che Ennahda, a differenza del movimento islamista algerino, non è mai stato violento e che la formazione è stata e rimane molto più vicina agli islamisti moderati dell’AKP turco piuttosto che ai barbuti FIS algerini.

Rached Ghannouchi, 69 anni, è un leader controverso. Ideologicamente vicino ai Fratelli Musulmani, ha sempre sostenuto una diretta opposizione al regime del Presidente Ben Ali. Dai primi anni 1990 dopo lo scoppio della prima guerra del Golfo, ha fatto appello alla “guerra santa”. L’avvocato Abdelfattah Mourou, numero due di al-Nahda, seguita dalla maggioranza dei quadri del partito, aveva subito espresso il suo disaccordo con l’intervento ritenuto “non realistico”. Dopo aver scontato lunghe pene detentive, sono stati rilasciati. Ora sono “rotti”, ma i loro eredi potrebbero essere tentati di radicalizzarsi, l’autoritarismo ha spesso costituito un viatico per l’estremismo.

La Tunisia è un paradosso. La sua classe media e l’uguaglianza giuridica delle donne ne fanno un modello di modernità all’interno del mondo arabo. L’ideologia salafita ha poca base sociale in Tunisia. Ma le conquiste dell’era Bourguiba, despota illuminato, sono state cancellate dal suo successore, che aveva chiuso tutti gli spazi di libertà. L’ondata di religiosità emersa negli ultimi anni, come la violenza di questa « rivoluzione del gelsomino”, riflettono un profondo malessere sociale. Ennahda è stata decimata, ma gli anni di umiliazioni patite dal popolo tunisino potrebbero rafforzare il suo serbatoio elettorale. Le prossime elezioni costituiranno un test. Una parte dell’ opposizione democratica ha misurato il rischio. A lungo ha sostenuto la reintegrazione di Ennahda in politica e ha unito le forze con gli islamici moderati, sulla base di un “codice di buona condotta”.

Presidente, il tuo popolo è morto

Presidente parlo con te, in nome mio e di quel popolo che ancora nel 2011 vive nella sofferenza, di tutti quelli che muoiono di fame quando avrebbero voluto lavorare per campare, perchè nessuno ha ascoltato la loro voce. Presidente scendi in strada!Guarda la sofferenza, guarda il governo del manganello!” Lui è una promessa del rap tunisino. Hamada Ben Amor, in arte El Général. Il regime tunisino lo ha arrestato, con un vero e proprio blitz che ha coinvolto una squadra di 40 poliziotti. Niente di nuovo in un paese governato dal 1987 da un uomo, Ben Ali, che non ammette critiche. E sapete qual è la differenza tra i giovani che stanno manifestando in questi giorni e i giovani italiani? Che i fratelli algerini e tunisini non hanno la protezione delle loro famiglie alle spalle. Sono i figli dei vostri figli precari.