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Archivio per giugno, 2011

Medioevo, Italia

Alla MaVib di Inzago, produttrice di motori elettrici per impianti di condizionamento, si staranno chiedendo cosa diavolo voglia dire “quote rosa”, visto che la definizione è tornata in auge nell’ultimo periodo. A noi, i recinti non sono mai piaciuti e nemmeno, evidentemente, al patron dell’azienda a conduzione familiare, che, toccata dalla crisi era riuscita fino ad oggi ad utilizzare la cassa integrazione solo per 14 lavoratori (13 donne e un uomo) su 30. Peccato che dopo gli ammortizzatori sociali, la MaVib sarà costretta a licenziare 13 persone, questa volta non ci saranno nè quote, nè pari opportunità, saranno tutte donne: “Così possono stare a casa a curare i bambini”. A proposito, è tornata dalla luna di miele la Carfagna?

Bivacco, Italia

Tutto a posto madama la Marchesa. Tremonti non si dimetterà, nessuno chiederà le sue dimissioni, la Lega, abbarbicata alle poltrone romane, figuriamoci se fa saltare il banco, Berlusconi galleggerà fino al 2013. Voi ci vedete una crisi? Al limite in crisi ci va Di Pietro: “”Prima di dire no alla manovra studiamola bene…” Sì, studiatela bene, mi raccomando. Soprattutto quei 20 miliardi a carico dei posteri e le liberalizzazioni. Pare che grazie al governo, le restrizioni in materia di accesso ed esercizio alla professione di netturbino, sono abrogate quattro mesi dopo l’entrata in vigore dal decreto. Auguri.

Il terzo rospo post Pontida

Accantonata la puttanata intercontinentale (cit. Giancarlo Galan) dei ministeri al Nord e sciolte al sole dei trentasette gradi dell’ennesima estate rovente le velleità palafitticole in materia di politica estera sul ritiro dall’impegno Nato in Libia, ai leghisti è rimasta l’ultima grande balla che  ancora una volta, quei poltronari romani di Bossi, Maroni e Calderoli, hanno somministrato a mo’ di viagra, alla loro base che ormai di duro ha veramente solo le corna dei loro elmi esibiti sul pratone verde. La riforma fiscale si farà, e sarà un robusto taglio delle aliquote per i più ricchi: l’aliquota massima scende dal 45% al 40%, mentre le altre saranno del 20% e del 30%. Ad aumentare la tassazione sui meno abbienti ci penserà l’aumento dell1% dell’Iva. Verrà anche abolita l’Irap, che grava sulle imprese. Invece nessuna tutela, secondo questa bozza, per i redditi da lavoro dipendente, che continueranno ad essere tassati come avviene oggi. Contemporaneamente dovremo digerire un taglio della spesa per pensioni, attraverso la modifica dei tempi per andare in pensione (66 anni e 3 mesi di età per le pensioni di vecchiaia e 63 anni e 3 mesi per le pensioni di anzianità); taglio alla sanità, con la chiusura dei piccoli ospedali e dei reparti al di sotto di un certo limite (non ancora definito); taglio ai trasferimenti per i Comuni per almeno 4 miliardi; taglio anche per i Ministeri, per 5 miliardi.

Ecco, se nonostante sia già stato fatto circolare il nome del tappabuchi Bini Smaghi a via XX Settembre (dopo averlo già dato in Banca d’Italia) solo per fare strizza a Tremonti, e nonostante gli scajoliani, gli alemanniani, i liberamentiani minaccino fuoco e fiamme, ecco dicevo, se nonostante tutto gli faranno digerire anche questa manovra, avvisatemi alla prossima scoreggia leghista.

Chi di antiberlusconismo ferisce, di antiberlusconismo perisce

Che cosa si son detti Silvio e Tonino? Scusate, ma a noi che ce ne frega? Per quanto mi riguarda, ve lo dico in maniera brutale, Di Pietro e Berlusconi avrebbero potuto anche baciarsi in bocca. Al massimo può essere un problema della base dell’Idv con il proprio leader, non certo una cosa che potrebbe mai riguardare un partito che veleggia al 29.9% nei sondaggi. E sono d’accordo con Enrico Letta quando aggiunge che la svolta di Di Pietro (cioè questo suo neo-moderatismo) è solo un tentativo di riposizionarsi dopo il deludente risultato elettorale del suo partito. Schiacciato tra Pd e Sel, Di Pietro tenta di svincolarsi dall’immagine di persecutore berlusconiano per provare a pescare nell’elettorato centrista. Che dire? Il Pd non ha mai cambiato la sua posizione, quindi benvenuto. Non siamo mica noi quelli che devono giustificarsi col proprio elettorato che all’improvviso non capisce più. Per me, già sentirlo parlare di solidarietà e libero mercato è una delizia per le orecchie, ve lo giuro.

La stronza, la mignotta, il mostro: le quote rosa del governo nell’era Bisignani

“Berlusconi è poco intelligente….Lui dà sempre ragione a Mara….io sono considerata il contorno” . Questa è la Prestigiacomo, abituale frequentatrice dell’ufficio di Bisignani, che parla a nuora perché suocera intenda. Gente che non ha nemmeno le palle per rivolgersi direttamente agli altri, figuriamoci come possa fare il ministro della Repubblica.

“No, è una stronza, brutta, un mostro, mignotta come poche, la più mignotta di tutte”. Questo è Bisignani che parla con suo figlio della Brambilla.

“Una stronza…con lei basta”, sempre Bisignani che parla con Flavio Briatore della sua ex amica Daniela Santanché, tanto sponsorizzata presso il premier per il ruolo di sottosegretario.

Donne senza coraggio, donne che si servono del potere di uomini per riuscire a contare un po’ più dello zero, donne che tramano e spettegolano solo per il proprio orticello di potere. Ma viva le olgettine per tutta la vita, scusate, ché almeno quelle si prostituiscono per fare le veline sotto gli occhi di tutti. E ora, al primo che viene ancora a parlarmi di quote rosa in politica, un dito nell’occhio, gli metto. Ecco.

Il primo rospo post Pontida

Puntuale come un solstizio d’estate, arriva pure il primo rospo che la base leghista sarà costretta ad ingoiare perché da quest’abbraccio mortale col Pdl non possono proprio sganciarsi. Insomma, tutto quel casino sul pratone verde per spostare 4 ufficetti di rappresentanza dove poterci piazzare gli amici degli amici? Ma non l’avevano già detto prima della sceneggiata di Pontida che i Ministeri non si sarebbero mossi dalla capitale?

Pontida? Ancora un po’ di viagra per i leghisti

Ma vi siete chiesti da quanti anni Bossi, Castelli, Maroni e Calderoli sono su quel prato di Pontida a ruminare sempre lo stesso sketch fatto di bandiere verdi, di Alberto da Giussano, a parlare di Roma ladrona, di Padania libera e federalismo? Sempre uguali a se stessi, solo più invecchiati, incanutiti, incomprensibili. Come fotografie ingiallite e una stanchezza che li rende anche più triviali. Al netto di quelli che han pagato per essere oggi lì, diciamoglielo, c’è un paese che è stanco di questi rituali stantìì. Ma quali sorprese vi aspettavate scusate da questi qui? Un partito in caduta libera, che non ha più appeal neanche al nord, ma dove potrebbe avviarsi da solo? E allora vai di cerchiobottismo, di slogan triti e ritriti, un po’ contro le loro poltrone romane e un po’ tenendosele ben strette, i giornalisti coglioni e i ladri che frequentano il Parlamento. Lo stesso che occupano loro da decenni. Secessione? Sì, macheduepalle però.